• Arianna

" PERCHÉ LO STAI FACENDO ? "

" PERCHÉ LO STAI FACENDO ? "

I l t a t u a g g i o e l a s u a p s i c o l o g i a


Anche se ad oggi è meno frequente, sento spesso parlare di quanto

sia superficiale l'idea di farsi fare un tatuaggio.


E mi dispiaccio di quanto a volte venga valutata poco importante l'espressione dell'interiorità di una persona che decide di segnare la sua pelle con delle linee colorate.


Questo passaggio necessario è talvolta doloroso ma su questo piccolo, enorme, dettaglio ci torneremo dopo.


 

Faccio questo lavoro da cinque anni e, forse per la predisposizione naturale piuttosto che per la voglia di attirare a me sempre più persone che hanno una sensibilità quanto più vicina alla mia, mi sono ritrovata ad ascoltare tantissime storie da raccontare con un piccolissimo motorino che spinge l'ago su e giù all'interno della pelle.

Durante una consulenza pongo una primissima domanda che sorvola l'aspetto estetico del tatuaggio:

" p e r c h é l o s t a i f a c e n d o ? ".

La risposta non è mai banale, anzi.

Di solito la persona che ho davanti si lascia andare e inizia a raccontare tutto ciò che ha segnato già da prima quell'esperienza di vita trascorsa.

Si, perché ogni tatuaggio si porta dietro una storia che sia d'amore, d'amicizia, d'infanzia, di commemorazione, traumatica e dolorosa, dolce o gentile.


Quando si arriva al giorno dell'appuntamento ci si spoglia per davvero, e ci si lascia trasportare senza sforzi.

Qui, in questa fase, il silenzio è sempre stato un ottimo alleato, ha lasciato spazio alle parole non dette e ai pensieri cavalcanti così da poter permettere alle mie mani di creare un qualcosa di irripetibile.

Solitamente durante questa pratica si entra ancora di più in empatia con il mondo interno della persona che ho di fronte per cui è molto semplice raccontarsi.


Alla fine di tutto si guarda il risultato ottenuto e a volte si piange, si piange tanto da far mancare il respiro, e credetemi quando dico che è davvero difficile restare impassibili davanti a tutto ciò.

Ci si libera quasi totalmente di quell'esperienza scelta facendola propria in una maniera diversa, forse più evoluta.

Il mio vuole essere un modo per mandare un messaggio che va aldilà del semplice giudizio perché anche il tatuaggio più banale per definizione rivela un aspetto legato ad un passaggio psicologico invisibile agli occhi di chi non vuole vedere oltre.

P e r c h é f u n z i o n i a m o c o s ì .


Chi più chi meno ha qualcosa a cui è ancorato con il bisogno di superare quel momento

con le modalità che ritiene affini al proprio essere:

qualcuno va dallo psicologo, qualcuno va dal tatuatore di fiducia.

 

Questo primo articolo è come un seme.

La prima pagina di un diario condiviso.

Grazie per aver letto fino alla fine.

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