“Non so che viso avesse neppure come si chiamava”



Da quando ho iniziato ad occuparmi di dermopigmentazione il mio cuore ha sempre spinto verso una strada che si rivolgesse ad uno sviluppo non solo estetico bensì correttivo e curativo.

Vorrei spiegarmi meglio per non lasciare spazio alle interpretazioni;


E’ un attimo pensare che io sia una di quelle persone che valuta superficiale il fattore puramente estetico ma così non è sopratutto perché amo il bello riuscendo a trovarlo in ogni angolo anche laddove sia difficile da vedere.

Il discorso principale infatti si discosta da questo piccolo appunto.

Ho sempre chiesto e sperato di riuscire ad arrivare negli ospedali oncologici per poter donare il mio lavoro a chi ne avesse bisogno e a chi, purtroppo, è costretto a lasciare indietro ciò che è legato alla propria persona al di fuori della salute, questo perché le pazienti oncologiche che si rivolgevano a me per il loro trucco permanente alle sopracciglia rifiutavano la mia proposta, il mio regalo.

Una scelta comprensibile e assolutamente accettabile, per cui ho deciso di fare il giro largo per poter arrivare dove le mie mani e il mio cuore avevano bisogno, ci sono voluti sempre quei sacrosanti cinque anni e la mia testardaggine alla fine ha trovato il giusto canale, probabilmente nel momento opportuno.

Conosco Tata e Cristina, due forze della natura indiscusse, da molto tempo ma è solo in questo ultimo periodo che mi sono avvicinata a loro più di quanto non avessi fatto fino ad oggi ed è grazie a loro che sono arrivata alla Komen Italia (organizzazione basata sul volontariato in prima linea per la lotta contro i tumori al seno) e al Mater di Olbia per poter finalmente riuscire nel mio intento.

Tata è stato il mio primo ramo di connessione che mi ha subito messo in contatto con Cristina che dalla capitale è presente come fosse a due passi da casa.

E’ stata lei a chiamarmi una domenica di fine Luglio rendendo la mia giornata ancora più splendente di quanto non lo fosse già dicendomi che finalmente due donne avevano accettato la mia proposta, Laura e Federica.

Tra le due, poi, ho potuto tatuare solo Federica alla quale sono riuscita a dedicare più tempo del previsto; tempo che ha lasciato spazio ai racconti e agli scambi energetici che questo lavoro riesce a dare e togliere a chi opera e chi si sottopone.

Ci sono Donne nel mondo che lottano ogni giorno contro enormi mostri che mangiano dall’interno e che prendono lo spazio necessario per respirare alcune volte e credo sia fondamentale che in questa lotta, in questo dialogo, ci sia lo spazio per entrambi così da poter riuscire a gestire al meglio la malattia che viene e va e che da un giorno all’altro decide di cambiare la tua vita.

Il mio aiuto è minimo, io non sono un medico e tanto meno il supereroe di turno, sono invece una persona al pari delle altre con uno strumento molto potente tra le mani che vuole essere utilizzato con consapevolezza ed estrema sensibilità.

Alle Donne che hanno poco tempo per pensare a se stesse.

Alle Donne che si muovono da un’ospedale all’altro.

Alle Donne che hanno il coraggio di essere Donne.

Con il sorriso e tutto il resto.

La strada da qui in poi sarà in discesa e sono certa che la collaborazione con il Mater e con la Komen si solidificherà con il tempo.


Grazie,

Arianna.


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